Malattia paradontale e Alzheimer: Il controllo ne previene la progressione

Malattia Paradontale e Alzheimer: Il controllo ne previene la progressione

alzheimer airoIl Morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa mortale, connessa all’età, ed è un problema sanitario importante del soggetto geriatrico in tutto il mondo. L’incidenza dell’ Alzheimer aumenta significativamente con l’età, raggiungendo quasi il 50% nei soggetti di età superiore agli 85 anni. Siccome la popolazione Europea e mondiale in generale invecchia e aumenta la durata della vita la prevalenza di questa patologia aumenterà ancora di più e dovrebbe interessare circa 14 milioni di persone nei prossimi 50 anni.

L’infiammazione dei tessuti cerebrali svolge un ruolo fondamentale nel genesi della malattia e risulta anche l’ anello di congiunzione tra parodontite e Alzheimer. Altri fattori di rischio includono la storia familiare, l’educazione all’igiene orale, la dieta ricca di grassi, l’ipertensione, il diabete, storia di traumi cranici e geni di suscettibilità ad esempio l’apolipoproteina E (APOE).

Tra tutti questi fattori di rischio; l’età, la storia famigliare e dell’allele APOE 4 si intendono come fattori di rischio accettati universalmente. La parodontite è considerato uno dei probabili fattori di rischio su cui convergono numerose ricerche per i meccanismi eziologici comuni in entrambe le patologie.

L’esordio del Morbo di Alzheimer è caratterizzato da processi infiammatori con conseguenti attivazioni microgliali e aumento dei livelli di citochine pro-infiammatorie in circolo che contribuiscono allo stato infiammatorio del sistema nervoso centrale (CNS).

Considerando che la parodontite è un’infezione orale comune, connessa con la presenza di batteri anaerobi gram-negativi può essere considerata come una vera “malattia sistemica di basso grado”, ma costante, che induce rilascio di citochine pro-infiammatorie nella circolazione sistemica ed elevazione della proteina C – reattiva (CRP).

Negli anziani la parodontite è più comune a causa della ridotta capacità a mantenere costanti livelli di igiene orale permettendo il progredire della malattia negli anziani , la presenza di elevate concentrazioni di anticorpi contro i batteri parodontali sono associati con un aumento dello stato pro-infiammatorio sistemico.

Una quantità elevata di citochine pro-infiammatorie nel siero sono risultate essere strettamente associate ad un aumento del declino conoscitivo nel morbo di Alzheimer.  Si suppone che la parodontite sia associata con una demenza di maggiore gravità e con un declino conoscitivo più rapido nel morbo di Alzheimer.

Una ricerca inglese ha dimostrato come gli effetti della patologia si sviluppino più rapidamente in soggetti anziani con malattia parodontale attiva rispetto a pazienti in cui la malattia è ridotta o assente.

Una serie di studi indicano che avere pochi denti, in particolare si legata a patologia parodontale, è associata con l’aumento del rischio di sviluppare la demenza precocemente rispetto a non parodontopatici.

La parodontite è stato indicata per essere associata ad un aumento della proteina C reattiva (CRP), alla presenza di citochine pro-infiammatorie (ad es. fattore di necrosi tumorale α (TNFα), con una riduzione di indicatori infiammatori (ad esempio inter-leukin 10 (IL 10) . la presenza di batteri parodontali è stato dimostrato da quantità rilevabili di lipopolisaccaride batterico (LPS) nel siero.

La presenza di parodontite è stata associata con un aumento di sei volte il tasso del declino conoscitivo come valutato da dallo studio su 60 anziani con follow-up di sei mesi.

La patologia parodontale è fondamentalmente il risultato di infiammazione dovuta ad una vasta gamma di microrganismi patogeni. Questi microrganismi rilasciano numerosi enzimi proteolitici, con conseguente distruzione dei tessuti duri e molli che sostengono gli elementi dentali. Il rilascio dei liposaccaridi dei batteri gram-negativi, presenti nel cavo orale, provoca l’espressione di citochine pro-infiammatorie come IL-1 α e – 1 β, IL-6, TNF-α, prostanoidi e metalloproteinasi spianando la strada alla distruzione dei tessuti parodontali. Quindi la risposta dell’ospite svolge un ruolo di diabolico “doppio ruolo”, locale e sistemico.

Due sono i meccanismi che sono stati evidenziati e che legano patogeni del cavo orale e Alzheimer.

– il primo meccanismo, è indotto dalla risposta dell’ospite ai micro-organismi parodontopatici che causano l’aumento dei livelli di citochine pro-infiammatorie. Ciò comporta la diffusione di queste sostanze nella circolazione sistemica che conduce inevitabilmente ad un carico infiammatorio sistemico risultante in uno stato di infiammazione sistemico/periferica. Queste molecole pro-infiammatorie sono in grado di compromettere la barriera emato-encefalica invadendo le regioni cerebrali.

Questo conduce all’attivazione della microglia con ripercussioni negative locali che conducono al danno neuronale.

– Il secondo meccanismo, si pensa sia legato all’invasione cerebrale da parte dei microrganismi presenti nel biofilm della placca dentale. I microrganismi nella placca dentale possono entrare il cervello tramite flusso sanguigno o tramite i nervi periferici. Questi microrganismi e i loro prodotti suscitano un meccanismo infiammatorio all’interno del SNC.

Indicatori infiammatori elevati del sangue predicono il rischio per la demenza e l’incidenza del danno conoscitivo. Gli studi longitudinali e trasversali hanno rivelato l’aumento di stati di demenza in soggetti con scarsa salute orale. Così come la parodontite che conduce alla presenza di molecole infiammatorie nella circolazione sistemica sia sempre più considerato essere un fattore di rischio definito per lo sviluppo di una varietà di malattie sistematiche, compreso l’Alzheimer

L’infiammazione è l’ anello di congiunzione tra la patologia locale orale e sistemica. Poiché la parodontite ha la tendenza a infiltrarsi nella circolazione sistemica con mediatori infiammatori è fondamentale il controllo locale e il divulgare delle connessioni sistemiche per prevenirne i rischi ad esso associati .

A cura dell'Accademia Italiana di Ricerca Orale.

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