Laparoscopia

Negli ultimi due decenni la chirurgia ginecologica è andata incontro ad una sempre maggiore semplificazione sia per quanto riguarda le tecniche operatorie che anestesiologiche.
In passato, come ci insegna la storia, la chirurgia veniva eseguita quasi esclusivamente attraverso un accesso "laparotomico" .
Gli interventi chirurgici per patologia ginecologica vengono oggi eseguiti per la maggior parte attraverso accessi chirurgici "mini-invasivi". Infatti, se soltanto due decenni fa l'accesso elettivo per la chirurgia ginecologica era quello "laparotomico" (cioè la parete addominale veniva aperta attraverso un taglio che permetteva al chirurgo di visualizzare la cavità addominale e di eseguire l'intervento), oggi gli accessi chirurgici più utilizzati sono quello "laparoscopico" (attraverso un piccolo foro di circa 1 cm di diametro a livello dell'ombelico si entra nella cavità addominale che viene visualizzata attraverso una telecamera) e quello "vaginale" (l'intervento chirurgico viene eseguito attraverso la vagina che permette di evidenziare gli organi pelvici, in particolar modo utero, ovaie e vie urinarie). Questi importanti cambiamenti nella tecnica chirurgica, ma non solo in quella, hanno permesso di ridurre l'impatto dell'intervento chirurgico sul benessere del paziente consentendo quindi di ridurre i tempi di degenza in ospedale, ridurre il dolore dopo l'intervento e abbreviare il tempo di guarigione complessivo. Questi risultati sono la conseguenza di numerose innovazioni sia tecnologiche che di cultura medica che ci consentono, oggi, di utilizzare materiali e luoghi di cura (sale operatorie e presidi ospedalieri) fino a pochi decenni fa impensabili.

 

TECNICA CHIRURGICA
La Laparoscopia rappresenta la più importante metodica di chirurgia mini-invasiva che permette di eseguire manovre chirurgiche anche complesse a "cielo chiuso", mantenendo comunque una visione diretta del campo operatorio grazie all'utilizzo di strumenti ottici, a fronte di un traumatismo estremamente limitato per il paziente.
Questa tecnica ha iniziato a svilupparsi nella seconda metà degli anni '80 e da allora ha preso velocemente piede grazie ai progressi fatti in campo bio-ingegneristico e all'intraprendenza di alcuni chirurghi che hanno riconosciuto nella chirurgia laparoscopica le enormi potenzialità in campo diagnostico e terapeutico. Rispetto alla chirurgia tradizionale (laparotomica) le metodiche laparoscopiche, se eseguite da mani esperte, permettono di ottenere risultati estetici migliori con una riduzione dei tempi di ricovero e di convalescenza grazie ad un traumatismo nettamente inferiore in sede operatoria.
La tecnica prevede di non "aprire" la parete addominale per operare sugli organi addominali ma di "esplorare" la cavità addominale attraverso il laparoscopio. Il laparoscopio viene introdotto nella cavità addominale attraverso l'ombelico (con una piccola incisione della cute di circa 1-1.5 cm;) e permette di visualizzare gli organi addominali in quanto dotato di una luce e una telecamera che porta le immagini in tempo reale su uno schermo. Il laparoscopio diventa così "l'occhio" del chirurgo. Il chirurgo esegue l'intervento attraverso altre due o tre piccole incisioni della cute, più laterali e "basse" rispetto all'ombelico, attraverso le quali vengono introdotti gli strumenti chirurgici. La vie laterali (incisione della cute di circa 0.5-0.8 cm) diventano così le vie "operative" attraverso cui il chirurgo può eseguire le manovre necessarie a svolgere l'intervento.
La chirurgia laparoscopica è una tecnica di trattamento chirurgico, che non si contrappone a quella tradizionale od "aperta".
La chirurgia laparoscopica è in grado di ridurre:

  • la morbilità (la comparsa di malattie o complicanze) postoperatoria
  • il dolore postoperatorio
  • l'impiego di farmaci antalgici ed antibiotici
  • l'impiego d'infusioni postoperatorie reidratanti e nutrizionali
  • l'incidenza d'infezioni postoperatorie
  • l'ileo postoperatorio (il periodo in cui la motilità intestinale si arresta)
  • la degenza in ospedale- la convalescenza
  • il rischio di laparocele (ernia della parete addominale) in sede di ferita
  • la ricorrenza d'aderenze postoperatorie (spesso causa di dolore cronico)

La chirurgia laparoscopica favorisce inoltre una pronta ripresa lavorativa e preserva il corpo dalle cicatrici, annullando la sintomatologia parestesica (l'assenza o la riduzione della sensibilità), spesso fastidiosa, correlata alla presenza d'estese cicatrici chirurgiche e riduce il danno estetico e funzionale ad esse correlato, conseguenza inevitabile, fino a poco tempo fa, dell’atto chirurgico.
Le patologie ginecologiche che più frequentemente possono beneficiare del trattamento chirurgico per via laparoscopica risultano essere:

  • L'endometriosi
  • Le patologie annessiali (cisti ovariche, gravidanze extrauterine tubariche)
  • I miomi (o "fibromi") uterini

 

 

 

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