Difetto del setto interventricolare

Estratto dagli atti del congresso

Heartline HSM Genoa Cardiology Meeting, Genova, Hotel NH Marina, 21/22 Ottobre 2011

 


L’incidenza di cardiopatie congenite negli adulti secondo la seconda conferenza di Bethesda del 2000 è di circa2800 casi per milione con difetti moderati severi.
Tali patologie sono difficilmente quantificabili dato spesso l’asintomaticità delle stesse. 
Il difetto del setto interventricolare è la più frequente malformazione congenita alla nascita e si presenta in 3-3,5 per 1000 nati vivi . 
Difetti interventricolari lievi spesso col tempo si autorisolvono. Vi sono quattro tipi anatomici: perimembranosi(80%), muscolari (circa 15%), sopracristali nel
tratto di efflusso
 (circa 5%), del canale AV, quest’ultimo specie nella s. di Down. 

Il difetto perimembranoso può essere adiacente alla cuspide settale della tricuspide o alle cuspidi aortiche talora condizionando un’insufficienza .
Il difetto si definisce ampio quando il suo diametro è pari o superiore al 75% del diametro dell’aorta con importante shunt destro sinistro, e successiva dilatazione del ventricolo destro ed incremento delle pressioni polmonari. 
Il presentarsi dei sintomi è legato all’entità del difetto ed alle possibili complicanze come endocardite, prolasso di una cuspide aortica, cianosi e facile stancabilità secondarie allo sviluppo d’ipertensione polmonare. 
La diagnosi si basa sull’esecuzione di vari accertamenti che partono oltre che dall’esame clinico per la presenza di un soffio olosistolico al 3°-4° spazio intercostale anche all’esecuzione dell’ecg per la ricerca di ipertrofia ventricolare destra o biventricolare, all’rx torace per la valutazione di eventuale accentuazione del secondo
arco di sinistra o di ingrandimento dell’atrio o del ventricolo sinistro. 
L’ecocardiogramma transtoracico permette di porre la diagnosi, in alternativa anche la risonanza magnetica o la TC. 
A completamento diagnostico sull’esatta localizzazione in fase preoperatoria può essere utile l’esecuzione di un ecocardiogramma transesofageo ed il cateterismo cardiaco
anche per la valutazioni delle pressioni e delle resistenze (rapporto Qp QS).

Devono essere sottoposti a chiusura del DIV

  • i pazienti sintomatici che non presentano malattia vascolare polmonare grave (evidenza 1C)
  • i pazienti asintomatici con evidenza di sovraccarico di volume con rapporto Qp/Qs > 2 (1 B)
  • i pazienti con storia di endocardite infettiva (2a C)
  • i pazienti con prolasso della cuspide aortica con insufficienza associata (2 a C)
  • i pazienti con shunt e Qp/Qs > 1,5 (2a C)

La chiusura chirurgica è il trattamento di scelta, la chiusura per via percutanea rimane riservata ai difetti muscolari e fattibile nei perimembranosi o in particolari condizioni anatomiche.

 

Giacomo Terzi
Cardiologia ISCCR AOU S. Martino - IST

×